[RISULTATI SONDAGGIO] Quale didattica vogliamo a settembre: DAD, in presenza o mista?

È giunto il momento di valutare la didattica a distanza (DAD) svolta durante l’emergenza Covid-19 per ipotizzare l’organizzazione della Didattica a partire da settembre per l’anno scolastico 2020-2021: Didattica a Distanza (DAD), Didattica in presenza o Didattica Mista?

Quale didattica a settembre: didattica a distanza (DAD), in presenza, mista?
Quale didattica a settembre: didattica a distanza (DAD), in presenza, mista?

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[VIDEO] Didattica Antivirale: La Didattica a distanza (DAD) all’evento Virtuali & Virtuosi dell’ABA di Catanzaro

Grazie alla recente tavola rotonda sulla Didattica a distanza (DAD) pubblicata su Scenari Digitali, torniamo sull’argomento, con una nuova round table intitolata Didattica Antivirale, a cui parteciperanno il prof. Minervino (docente e antropologo culturale) e Maurizio Mazzoneschi (formatore e sviluppatore software open source per l’e-learning). Dibattito che apre l’evento Virtuali & Virtuosi organizzato dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Ringraziando i docenti, gli studenti e l’ABA Catanzaro per l’opportunità, facciamo il punto su cosa è emerso dalla nostra tavola rotonda e quali sono i pro e contro della didattica a distanza.

DIDATTICA ANTIVIRALE: La Didattica a distanza (DAD) all’evento Virtuali & Virtuosi dell’ABA di Catanzaro
DIDATTICA ANTIVIRALE: La Didattica a distanza (DAD) all’evento Virtuali & Virtuosi dell’ABA di Catanzaro

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TAVOLA ROTONDA sulla Didattica a Distanza: a che punto è la Formazione Digitale?

Su Scenari Digitali si è svolta la Tavola Rotonda (rigorosamente virtuale) sul tema dell’anno: la Didattica a Distanza (DAD). Obiettivo: fare il punto sulla Scuola Digitale (e sulla formazione a distanza in Università ed Accademie) dopo la brusca irruzione della Didattica a Distanza nel 2020 con l’inizio dell’epidemia da Coronavirus e della quarantena che ha costretto insegnanti e studenti a seguire le lezioni da casa, sia in modalità sincrona (streaming) che in modalità asincrona (le classi virtuali). Abbiamo posto cinque domande a: un docente universitario (che insegna Matematica in diverse Università milanesi, compreso il Politecnico di Milano), due docenti dell’Accademia di Belle Arti (di Bologna e Catanzaro), il tecnologo ricercatore dell’Indire (che coordina il team che si occupa del progetto “Maker@Scuola”) e un formatore (laboratori di pedagogia hacker, corsi sulla privacy, data journalism) esperto di software Open source. Le BIO degli intervistati sono consultabili in fondo al post.

Prima di pubblicare la Tavola Rotonda, Scenari Digitali vuole fare una proposta per risolvere il problema spinoso del rientro a scuola a settembre.

I problemi sono due: le classi-pollaio, in attesa di sfruttare altri spazi, aprendosi anche al territorio (troppi studenti in aula, impossibilitati a rispettare le distanze fisiche e sociali in epoca di pandemia); i mezzi di trasporto, con la capienza ridotta di un quarto.

Non è stata apprezzata né dai docenti né dagli studenti l’idea di alternare l’ingresso delle classi: mezza scolaresca in aula e mezza collegata con la didattica a distanza, con i due gruppi che si alternano nel corso della settimana.

Mio figlio Jacopo Bisenzi, studente del Liceo Scientifico, ha avuto un’idea: gli orari scaglionati, a costo zero per il Ministero dell’Istruzione e senza chiedere eccessivi sacrifici e senza aumentare l’orario complessivo agli insegnanti italiani.

Oggi nella scuola tradizionale, in presenza, quasi 20/30 minuti vengono “persi” nel fare l’appello e nel controllare che tutti abbiano portato i compiti.

Ecco l’uovo di Colombo: eliminare l’appello (inutile, dal momento che gli studenti entrano a scuola col badge e le assenze vengono segnate in automatico sul registro elettronico) e invitare gli studenti a consegnare i compiti su Google Classroom (o programma equivalente) entro le 8.00 del mattino: i professori controlleranno online, successivamente, chi non ha svolto i compiti a casa.

In questa maniera, finché durerà la pandemia, l’ora di lezione potrebbe dimezzarsi. E, quindi, mezza classe potrebbe entrare fra le 8.00 e le 10.30/11.00 (senza intervalli), svolgendo il suo nuovo orario scolastisco al tempo del Covid-19, ma completando le 5 lezioni quotidiane; l’altra metà potrebbe entrare fra le 10.30/11.00 (in modo da non incrociare l’uscita della prima metà degli studenti in uscita, grazie a rigorosi percorsi d’ingresso ed uscita, segnalati da frecce orizzontali), in modo da svolgere lezioni da mezz’ora ciascuna fino alle 14.00.

In questa modalità, con gli orari scaglionati, i ragazzi non intaserebbero i mezzi pubblici nell’ora di punta. I docenti non dovrebbero aumentare il monte ore settimanali, si potrebbe riconoscere ai docenti un premio produttività per il lavoro in modalità DaD.

Agli insegnanti rimane il controllo dei compiti, in modalità a distanza: ma basterebbe verificare che tutti hanno consegnato i compiti assegnati.

In modalità Didattica a distanza potrebbero rimane video-lezioni, correzione dei compiti e test, per verificare che gli studenti stanno seguendo al meglio. Ma i compiti in classe verrebbero svolti in presenza e così le interrogazioni.

TAVOLA ROTONDA virtuale con docenti universitari ed Accademie, esperti e formatori sulla Didattica a Distanza (DAD) per fare il punto sulla scuola digitale
TAVOLA ROTONDA virtuale con docenti universitari ed Accademie, esperti e formatori sulla Didattica a Distanza (DAD) per fare il punto sulla scuola digitale

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Scuola e formazione, serve un piano molto ambizioso

L’Italia spende 20 miliardi per anticipare di un anno la pensione a centomila persone, in un Paese che non è per giovani dal momento che il 77,2% della spesa sociale tricolore va agli Over65. Oggi Save The Children rende noto che 1,2 milioni di minori italiani versano in povertà, anche educativa, dal momento che frequentano scuole pericolanti, non hanno libri e fanno poco sport. Numeri che si aggiungono ai dati estivi dell’Invalsi 2019, da cui emergeva un’Italia divisa in due, non solo lungo la solita frattura Nord/Sud, ma anche di famiglie di provenienza, dove i ragazzi con cittadinanza non italiana arrancano: la metà dei maturandi risulta «analfabeta» in matematica e solo uno studente su tre raggiunge il livello B2 in inglese (ma non va tanto meglio nella comprensione di un testo in lingua italiana…). Ma, come dice da tempo Assolombarda, la Filiera del Futuro è incentrata su lavoro, giovani tecnologia, fra l’altro: il capitolo delle competenze (digitali e non) è ineludibile.

Investire nella scuola conviene
Investire nella scuola conviene

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La scuola trasforma la ricchezza in benessere, ma l’Italia è in forte ritardo

L’Italia arranca in tema di istruzione e ciò frena enormente la crescita del Paese. Il ritardo italiano è stato fotografato dall’ultimo rapporto OECD (l’organizzazione nota in Italia come OCSE), intitolato “Education at a glance”, ma in questi giorni èBoston Consulting Group (BCG) a lanciare l’allarme.

Il report annuale dell’OCSE inchioda l’Italia a uno storico divario: solo il 18,7% degli italiani è laureato, contro il 33% degli altri Paesi, l’Italia è fanalino di coda in Europa. Con 27 giovani nella fascia d’età di 25/34 anni su cento in possesso di laurea (erano 19 su 100 nel 2007, dieci anni prima), contro una media OCSE del 44%, l’Italia è penultima, superata in questa poco invidiabile classifica soltanto dal Messico, anche perché lavora la percentuale di laureati tra le più basse al mondo, quota che langue all’81%. Significa che in Italia la laurea offre meno lavoro di un’istruzione tecnica. La discriminante è l’avere almeno un genitore laureato: l’accesso all’Università sembra un fatto ereditario, l’opposto dell’ascensore sociale. Anche la media Ocse di chi studia e si aggiorna anche in età adulta è il doppio di quella italiana (al 25%).

La scuola trasforma la ricchezza in benessere, ma l'Italia è in forte ritardo
La scuola trasforma la ricchezza in benessere, ma l’Italia è in forte ritardo

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